Le nuove tecnologie: minaccia per l’occupazione?

Il mercato del lavoro è in piena innovazione, modifica, rivoluzione.
Come ogni rivoluzione, economica o politica, porterà vantaggi e svantaggi a seconda del punto di vista da cui ci si pone. Ci saranno persone che esulteranno e persone che soffriranno, persone che ci guadagneranno e persone che ci perderanno.
I lavori come li conosciamo verranno spazzati via, soppiantati dall’avvento della tecnologia, della digitalizzazione, dall’introduzione dei robot.

Ma i “Robot” sono realmente i nuovi nemici della società e, se non adesso,tali macchine/tecnologie possono tra 10 anni dar vita ad una folla di disoccupati che invocherà la loro distruzione?

Possiamo iniziare dicendo che il cambiamento non è mai ben visto in toto, soprattutto quando è radicale. La storia ci insegna che, quando un uomo non comprende il nuovo andamento delle cose, si ribella contro quello che ritiene essere il problema.
Così nacque durante la prima rivoluzione industriale in Inghilterra il Luddismo, movimento di protesta contro l’introduzione delle nuove macchine (telaio meccanico).
Pensiamo a come cambiano le cose! Oggi, in questo preciso momento, qualcuno di voi si ribellerebbe contro il sistema industriale di produzione dei jeans, pantaloni e vestiario vario?
Qualcuno di voi riterrebbe sensato ritornare alla produzione manuale di magliette e pantaloni solo per aumentare l’occupazione?

Una persona sensata, a fronte di un ragionamento su costi/opportunità , vantaggi/svantaggi può facilmente arrivare alla conclusione che la produzione manuale di vestiario, se non di altissima qualità, è una attività ormai superata.

Quindi adesso ritorniamo alla nostra domanda: i robot uccideranno il mercato del lavoro?

Alcuni numeri possono venirci in aiuto:
–        1977: popolazione 55.96mln ; occupati 19.51mln ; % 34.86
–        2012: popolazione 59.54mln ; occupati 22.89mln ; % 38.44

Dal 1977 ad oggi, nonostante la sostanziale modifica del mercato del lavoro, l’ introduzione di nuove tecnologie (PC, Smartphone, Software gestionali, etc.) la percentuale tra occupati e popolazione è aumentata di circa 4 punti percentuali.

Lo so, si potrebbero aprire mille discussioni sulla qualità del lavoro, ma non è questo il caso.
L’importante è che il lavoro c’è, anche se non pienamente tutelato (stipendi, orari, diritti).

Le innovazioni richieste/proposte/invocate/demonizzate riguardano tutti i settori, anche quello Bancario-Finanziario. Si respira aria di paura a seguito delle dichiarazioni dei Top Manager di grandi istituti finanziari (es. Deutsche Bank) che affermano di dover/voler rivedere la loro forza lavoro e laddove possibile sostituirla con i robot.
Ma sono davvero da disprezzare queste persone? E coloro che forse perderanno come dovrebbero comportarsi in questa situazione?

Focalizziamoci un attimo sul lavoro in Banca.
Questo è sempre stato visto come espressione di appartenzenza aduno status QUO, rappresentante stabilità economica e importanza sociale.

La messa in discussione di tale assunzione viene osservata e letta in maniera negativa: “anche loro colpiti dalla tecnologia”.

Frasi di questo tipo, o simili, sono molto comuni nelle discussioni da Bar. Però, coloro che le dicono, molto spesso non hanno mai lavorato in Banca e non conoscono i meccanismi, gli ingranaggi che si celano dietro la quotidianità di quel lavoro.Costoro non sanno che un buon 40% delle attività svolte dal personale sono meccaniche, svolte senza voglia e con basso valore aggiunto del singolo.

Alla domanda: Queste attività sono da sostituire con dei robot?  Si potrebbe rispondere: Assolutamente Si!

Ed ecco che piogge di critiche possono giungere su coloro che affermano una cosa del genere. Imprecazioni di tutti i generi e i peggiori augurii alle loro famiglie.
Ma questa non è né una considerazione capitalistica, né una visione unicamente orientata al profitto, ma una semplice costatazione del mutamento di un’epoca, con tutti gli annessi e connessi.

Evidenziamo, come è giusto che sia, che il lavoro non scomparirà, ma assumerà forme diverse:
–        Il semplice impiegato verrà sostituito dall’ “Analista Informatico“,
–        L’addetto al front office verrà sostituito con il “Data Quality Engineer“,
–        Il portacarte verrà sostituito con nuovi “Sistemisti Funzionali“.

La struttura bancaria nel suo complesso sarà soggetta al mutamento richiesto dalla rivoluzione tecnologica portata, per adesso, avanti dalla grandi multinazionali della Silicon Valley (Facebook,Google, Apple, Amazon, etc.) e prevedrà un aumento di figure ad alta specializzazione piuttosto che semplici diplomati addetti al front-office.

Mostrando alcuni dati:
(si riporta di seguito il link ad sito Almalaurea.it in cui è presente un focus sui
laureati in Ingegneria: https://www.almalaurea.it/universita/altro/ingegneria )

Il numero di laureati in ingegneria è passato da 7.899 del 1992 a 30.050 del 2003.Nel 2015 in numero dei laureati in ingegneria era di 55.250 (fonte Istat-Miur).

Il numero dei laureati è aumentato in modo evidente e questo aumento è accompagnato anche da ottime prospettive lavorative:
–        A un anno dalla laurea lavora il 76% contro il 54% del totale dei laureati;
–        A tre anni gli occupati sono il 91% (contro il 73 del totale);
–        A cinque anni il 96% (contro l’86% del totale);

Come possiamo leggere questo aumento in ambito finanziario e dal punto di vista del futuro del mercato del lavoro?
I lavori cambiano e il cambiamento porta necessariamente al progressivo invecchiamento reale e percepito di alcune professioni. Questo, come evidenziato non significa nulla di catastrofico di per sé.

Allora perché tanto allarmismo e preoccupazione? Dobbiamo sempre porci tutte le domande del caso!

Cosa direste ad un padre di famiglia, semplice impiegato di banca che guadagna circa 1600€ al mese, che tra 3/6 mesi verrà sostituito con un Robot?  Non direste nulla e, se siete persone “umane”, avreste pietà di lui cercando la migliore soluzione possibile per risolvere questo inconveniente. Allora, riproviamoci ancora: qual è il problema della robotica e della tecnologia in generale che mette a rischio tali posti di lavoro? Se non avete una propria idea a riguardo provo a delinearne una io!

I problemi riguardanti questo argomento sono essenzialmente 2:
1.     Mancata riqualificazione delle competenze professionali:
Tutti i lavoratori che svolgono attività di routine, back-office e a basso valore aggiunto singolo, dovrebbero provvedere sia personalmente, sia tramite supporto statale (supporto che manca completamente) al miglioramento/ incremento delle loro competenze e frequentare corsi di riqualificazione, sviluppo di nuove skills in modo tal2.e da poter accedere ad altre posizioni lavorative (nella stessa società o all’esterno).

2.     Modi in cui vengono fatte le cose:
Quando si parla di rivoluzione si parla necessariamente di uno strappo con il passato. Ogni strappo, come logico, è doloroso per almeno una parte coinvolta. Un processo di graduale fuoriuscita dal lavoro, con un percorso di sovrapposizione (es. uomo-robot) potrebbe fungere, anche a fronte di iniziali costi più alti, da tampone ai tutti i possibili problemi/esternalità negative. In questo caso, come logico, il mero interesse economico dovrebbe essere circostanziato e messo in secondo piano rispetto al benessere collettivo

Trovata una soluzione strutturata a questi due problemi:
–        Ciò che viene visto come minaccia sarà proposto come opportunità
–        La paura del cambiamento verrà sostituita dalla coscienza del mutamento
–        La “perdita del lavoro” diventerà “innovamento del proprio lavoro”

Il problema è profondo e le difficoltà molte, ma abbiamo tutti gli strumenti per poter    affrontare qualsiasi sfida che ci attenderà. L’innovazione tecnologica non è nostra nemica, ma una opportunità da cogliere!

Aniello Guida

About the author

Specializzato in "Finanza, Intermediari e Mercati", attualmente lavoro presso Deloitte Consulting s.r.l. come Analyst nella function "Strategy & Operation". Sono stato coinvolto in progetti di Business Transformation, PMO, Credit Controls presso i principali player bancari del nostro paese. Contatti: aguida@deloitte.it

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